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Il protocollo chetogenico

Il protocollo chetogenico denominato anche VLCKD (Very Low Calories Ketogenic Diet) è un trattamento nutrizionale caratterizzato da un basso contenuto di calorie e di carboidrati e da un corretto apporto proteico che contribuisce a preservare la massa corporea magra.

In linea generica per favorire e mantenere lo stato di chetosi i carboidrati devono essere inferiori a 30 gr al giorno, mentre i grassi buoni possono essere assunti tranquillamente ponendo attenzione al loro potere calorico. Le proteine possono favorire o inibire lo stato di chetosi a seconda della quantità introdotta, per cui è bene non esagerare. Vista la riduzione marcata dei carboidrati si possono introdurre o integrare dei prodotti low-carb (a basso contenuto di carboidrati) che maggiormente aumentano la compliance del paziente a questo regime dietetico.

Cosa si intende per chetosi?

La chetosi si instaura quando i carboidrati nella dieta sono inferiori a 30 gr al giorno o assenti, per cui l’organismo inizia ad utilizzare i grassi a scopo energetico formando i corpi chetonici che vengono eliminati tramite le urine e le vie aeree e sono tre: acetone, acetoacetato, beta-idrossibutirrato. I corpi chetonici vengono utilizzati dal cervello come fonte di energia e sono in grado di diminuire il senso di fame e favorire uno stato di benessere psicologico facendo aumentare la compliance della dieta anche in forte riduzione calorica. Inoltre, il protocollo chetogenico riduce la secrezione di insulina e aumenta quello del GH (ormone della crescita) consentendo di bloccare la liposintesi e di attivare la lipolisi con conseguente perdita di peso.

Questo tipo di trattamento è indicato in diverse situazioni metaboliche trovando maggiore applicazione in presenza di sovrappeso e obesità dove si ha una riduzione del peso corporeo grazie alla riduzione dell’appetito, riduzione della lipogenesi, aumento della lipolisi, tutte condizioni favorite dallo stato di chetosi.

Il protocollo chetogenico viene applicato anche in presenza di diabete di tipo 2 in cui porta ad una riduzione dell’insulina plasmatica, aumento dei mitocondri e riduzione dell’insulino-resistenza con conseguente miglioramento della condizione metabolica.

Un’altra situazione in cui può essere utile questo protocollo è la malattia cardiovascolare associata a rischio cardiovascolare, dove è in grado di aumentare il colesterolo buono, ridurre l’attività dell’enzima HMGCoA reduttasi e ridurre i livelli ematici di insulina. Studi ancora in atto evidenziano l’efficacia del protocollo chetogenico anche in presenza di patologie oncologiche e nella sindrome dell’ovaio policistico ma bisogna attendere ulteriori evidenze.

Come tutti i trattamenti nutrizionali anche in questo caso ci sono delle controindicazioni all’utilizzo della chetogenica in alcune patologie come diabete mellito di tipo 1 (insulino-dipendente), insufficienza renale, insufficienza epatica grave, insufficienza cardiaca, gravidanza e allattamento, disturbi psichiatrici gravi, neoplasie evolutive, anziani, ragazzi/e in età evolutiva, disordini alimentari psicogeni da alimentazione compulsiva (DCA); in presenza di queste situazioni, il protocollo chetogenico non deve essere applicato.

Questo trattamento dietetico è graduale, ovvero costituito da varie fasi in cui si aumentano gradualmente le calorie e i carboidrati fino ad arrivare ad un piano alimentare classico, bilanciato ed equilibrato.

 

 

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Autore dell'articolo

Dr.ssa Laura Giovanna Liporace

Biologa Nutrizionista, esperta in Dietetica Nutrizione Clinica e Nutrizione Sportiva.
Collabora con IMSA come Docente e Nutrizionista.

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